martedì, 02 settembre 2008

La libertà, ma solo la loro


Leggo che un teologo spagnolo (cattedra in Teologia Dogmatica, mica pizza e fichi) al meeting ciellino attacca una proposta di legge di Zapatero sulla libertà religiosa. La legge sarebbe "colpevole" di considerare tutte le religioni sullo stesso piano e in maniera laica come più o meno come delle associazioni di volontari, oltre che di salvaguardare i diritti degli individui contro le prevaricazioni religiose.
La Chiesa, memore dei privilegi concessi dal franchismo, intende correre ai ripari, prima di tutto con la distorsione propagandistica: i laicisti cattivi vorrebbero opprimere la Chiesa, impedirle di parlare, fare ingerenza (sic!) negli affari della stessa, ecc. Garantire l'uguaglianza dei cittadini delle varie fedi - o anche senza - sarebbe "irrazionale", visto che la tradizione è quella che è, e nessuno può azzardarsi a metterla in discussione o contestarla, o far notare semplicemente che i privilegi medievali sarebbe pure ora che finissero.
Gaetano Salvemini disse lucidamente che "La realtà è che quando un clericale usa la parola libertà intende la libertà dei soli clericali (chiamata "libertà della Chiesa") e non le libertà di tutti. Domandano le loro libertà a noi laicisti in nome dei principi nostri e negano le libertà altrui in nome dei principi loro". Eh, l'Italia di intellettuali così ormai pare non ne fabbrichi più...
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venerdì, 20 giugno 2008

GAY SOTTO VETRO?



Questi ultimi tempi girano alcuni studi di impostazione scientifica sul fenomeno dell'omosessualità. Uno risulta particolarmente interessante, dato che suppone un'integrazione di due cose apparentemente inconciliabili - ovvero l'omosessualità e l'evoluzione. A quanto pare sembrerebbe che l'omosessualità riesca a conciliarsi col fenomeno evolutivo. Tutto ciò ci permette, a mano a mano e assieme ad altre ricerche su altri campi, di affermare la naturalità dei comportamenti gay.
E' evidente che infatti l'opposizione all'estensione dei diritti dei gay trovi la sua "giustificazione" sia in pregiudizi religiosi, sia in ricerche e analisi discutibili - spacciate per scientifiche - dipendenti di fatto da tali pregiudizi.
Penso che sia importante, per togliere progressivamente argomenti agli omofobi di tutte le risme, insistere su questo tipo di ricerche, anche perchè sono l'unico modo per dare un minimo di spiegazioni concrete. Molto spesso infatti - anche a causa di passati ideologismi pseudo-scientifici, specie ottocenteschi - si ritiene che l'omosessualità sia un comportamento malato, da marginalizzare o da curare - magari con "cristoterapie" e simili.
Capisco le possibili critiche che sono venute dallo stesso mondo gay, che si sente trattato come una sorta di "cavia" su cui i dottori tentano di fare esperimenti per spiegare  il loro comportamento: si parla come al solito di scienza che "vorrebbe spiegare tutto", di invasioni di campo, di ossessioni varie. Ma il problema è che non esistono altri metodi concreti per dare una spiegazione al fenomeno omosessuale - a meno di non voler ricadere in una sorta di sentimentalismo fondato sul legittimo ma inconcludente senso del "mistero" (che poi è la stessa cosa che fanno le religioni, e che garantisce loro un certo fascino), o sulla teologia spinta (omosessualità = abominio, recita senza possibilità di appello o di interpretazioni capziose il Levitico). Inoltre, essendo l'omosessualità un fenomeno inserito in un contesto naturalistico (in migliaia di specie animali, in vari gradi evolutivi, è presente l'omosessualità), dovrà pur avere una qualche spiegazione anche dal punto di vista fisico (intendendo in maniera varia tutto il complesso di influenze genetiche, comportamentali, psicologiche, ormonali, ecc.). Fare questo non significa togliere la "poesia", o "catalogare" i gay, ma anzi fornire loro ulteriori argomenti proprio contro gli omofobi che parlano di "innaturalità" e paventano pericoli per una possibile dell'espansione dell'omosessualità, dal punto di vista della morale e simili. Chiaro che tutto non possa essere ridotto con un modello matematico, ed è anche chiaro che i diritti non discendano automaticamente e irrimediabilmente dalle scoperte scientifiche. Ma quali sono i mezzi messi in campo oggi dagli stessi gay per contrastare opinioni diffuse da secoli, se non millenni? In fondo si basano sul volontarismo, sul sentimentalismo, su una specie di appello ai nobili sentimenti degli altri, cui si chiede di essere accettati. I gay non devono essere accettati per mera "carità" (magari cristiana!), ma perchè essere gay è un qualcosa di naturale, perchè sono come gli altri. Mi sembra che questi studi - anche se fanno storcere un po' il naso - possano essere un valido contributo per spazzare via tanta "monnezza" che gira sui gay.
Di fronte a personaggi come Ratzinger che sottilmente parlano di gay come dei "malati" da curare perchè al di fuori del quadretto "naturale" derivato dalla sua teologia, mi pare abbastanza controproducente cercare nelle stesse religioni che hanno sempre discriminato certi comportamenti una qualche soluzione al problema e una qualche legittimazione. Oggi come oggi, bisogna chiarire con mezzi il più possibile scientifici che essere gay non è affatto contro natura, proprio perchè il fenomeno in natura esiste eccome e si pone in equilibrio coi meccanismi biologici ed evolutivi.

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martedì, 17 giugno 2008

LOBBY?

Mi sono fatto l'idea che il termine più preciso per descrivere le gerarchie religiose di qualunque tipo oggi sia semplicemente "lobby": influenzano le istituzioni cercando di piazzarvi uomini di fiducia, stessa cosa per quanto riguarda il controllo capillare del territorio in modo da far andare le elezioni o l'opinione pubblica in un certo modo - non tanto a favore di questo o quel partito -, lo svincolamento sostanziale dai partiti e l'approccio "trasversale" a seconda delle esigenze strategiche, la gerarchizzazione, il controllo a livello mediatico ed economico di settori chiave (tra 1/4 e 1/5 degli immobili di questo paese sono controllati dalla Chiesa, che dispone di numerosi mezzi di informazione e ha una situazione privilegiata in quelli pubblici, oltre che del controllo di ampi settori economici).
Certo, non riuscirò mai a cogliere l'aspetto spirituale di tutte queste pratiche, ma una cosa è fondamentale: per riuscire nella propria "mission" (è proprio il caso di dirlo), ovvero il proprio rimanere a galla e la diffusione sempre più ampia della propria ideologia, la lobby religiosa, come qualsiasi altra lobby di comuni mortali, ha bisogno di denaro, mezzi, influenza e propaganda (e i suoi guadagni sono reinvestiti in maniera ciclica). Penso si debba partire da questa ottica per cercare di diminuirne il peso nel nostro paese: sottrarre fonti di denaro che indebitamente dal pubblico passano a questa lobby, cercare di avere un certo peso nei mass media e nell'educazione. Il "materialismo" direi che in fondo è alla base di tutto: provate a stampare libri senza soldi, a formare dei tecnici e degli esperti senza soldi, ecc.
Altrimenti proprio non se ne esce.
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mercoledì, 04 giugno 2008

NOI E I FRANZOSI



La differenza tra noi e i francesi sta anche un po' qui, in questi fulminanti scambi di battute tra l'ufficiale francese Blanchard e l'arci-italiano Marchese del Grillo. Una differenza che risale a molto tempo fa. Ecco, finalmente ho imparato come si postano i video. E come soprattutto risparmiare chilometri di parole...











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giovedì, 29 maggio 2008

I CINESI E IL LORO KARMA



Il disastro del terremoto in Cina ha risvegliato ancor di più la nostra attenzione su questo paese un po' temuto, un po' dimenticato, molto - e giustamente - criticato (vista la tremenda e indegna repressione nei confronti dei tibetani); un paese di solito ricordato solo per marche contraffatte e cibo che non risulta molto salubre per il nostro organismo.

Ho letto oggi le dichiarazioni che Sharon Stone avrebbe rilasciato, parlando del terremoto che ha causato migliaia di morti - un disastro, vale la pena di ricordarlo, di proporzioni nazionali, che ha visto la risposta solidale della comunità internazionale, nonchè un grande impegno proprio tra i cinesi, con scene a loro modo toccanti (come sempre avviene in questi casi).

«Dopo avere visto la violenza e il sangue in Tibet mi sono interrogata e non riuscivo a capire. Poi c’è stato il terremoto e allora mi sono resa conto che si trattava di karma».


Devo dire che sono alquanto basito, basito anche per le reazioni che inizio a leggere in giro per il web. In sostanza, secondo Sharon Stone e tanti altri, la Cina nel suo complesso avrebbe meritato questa immane tragedia, perchè  a sua volta il governo cinese sta reprimendo in maniera barbara il popolo tibetano. Dico: va bene la legittima critica al comportamento del governo cinese - critica che chiaramente, da fautore dei diritti umani, appoggio, a prescindere dell'opinione che posso avere del buddismo. Però qui si comincia davvero ad esagerare.

D'altronde, questo giudizio mi ricorda parecchio da vicino la teoria della Provvidenza Divina, secondo la quale il male è intrinsecamente necessario al perseguimento del bene, secondo la quale tutti gli eventi sono legati fra loro da una "legge" che incide da un punto di vista morale, anche su eventi che sembrerebbero solo apparentemente lasciati alla casualità (ovvero, sarebbe più corretto dire, a cause naturalistiche, dato che il caso è un concetto molto dubbio). Come scrisse uno filosofo,
"
Non c'è niente di più difficile che immaginarsi la profonda indifferenza della natura"...

In molte culture spirituali o religiose in tutto il mondo il concetto viene espresso con la stessa sostanza (ferme restando le differenze che comunque ci sono): chi lo chiama "karma", chi "provvidenza"... Penso derivi dal fatto che tutti abbiamo bisogno di sicurezze, di inserire la nostra vita in un sistema coerente in cui abbiamo la possibilità concreta di gestire e controllare gli eventi (o comunque di avere una capacità di incidere molto maggiore del consueto), o al limite, di inserirli in una cornice rassicurante, "logica", di ottenere una "ricompensa" su un piano non terreno, o futuro, delle tante magagne e ingiustizie che succedono nel mondo. Dopotutto è una risposta comprensibile, che nasce dalla volontà di metabolizzare in qualche modo il male che c'è nel mondo (e la Stone infatti dice che ha cercato di capire, di darsi una spiegazione, e l'ha trovata nella dottrina buddista cui da un po' si è convertita): d'altronde però, si rischia di scadere in una sorta di fredda indifferenza in stile "nirvana", o peggio, di volgarizzare la cosa con un "se lo sono meritato". Ma questo apre un altro grossissimo problema, ben difficile da dipanare e che rappresenta, mi si permetta il francesismo, la migliore martellata sulle parti basse che si possa rifilare a qualsiasi religione et similia, nonostante i tentativi di giustificazione (che, sempre secondo me, fanno ulteriori disastri cercando di salvare il salvabile, ingigantendo ancor di più certe contraddizioni, con buona pace del buon vecchio Giobbe): quello della teodicea, cioè il vecchio problema del "senso" del male e della sofferenza.

Devo ammettere che mi risulta molto strano - direi inquietante - sentire molti buddisti (o pseduo-tali), che potrei definire "da scrivania del pc", ma anche tanti credenti, comodi davanti al loro schermo, che stanno lì a battere con suprema indifferenza parole che francamente lasciano interdetti, sul karma "cattivo" dei cinesi, che in fondo se la sono cercata... Bisognerebbe andare a chiedere il parere alle migliaia di morti in Cina, ma di sicuro questi - "poveracci" quali sono - sarebbero ben aridi e materialisti rispetto ai nostri standard (d'altronde, la Cina è, solo formalmente, uno stato ateo!) e non avrebbero di certo l'intelligenza e la mente così aperta per comprendere certe sublimità e sottigliezze spiritualistico-teologali sul karma o sulla provvidenza che dir si voglia...
Di fronte a certe cose, come fece il buon vecchio Candide di Voltaire  durante il terremoto di Lisbona, rimango profondamente scosso e dubbioso rispetto a chi con una certa sicumera parla di certe cose. Ma sarà che, come i cinesi e Voltaire, sono irriverente, irrispettoso, scettico e non riesco a cogliere la profonda unità mistica e morale del tutto, soprattutto, la sua pretesa "bontà". Forse perchè la bontà è una nostra categoria, che dipende dalla nostra reazione a certi eventi, ma che pretendiamo di applicare tranquillamente - e forse arrogantemente - anche al resto dell'universo, a giustificare e proiettare su un piano ultraterreno. Un roba un po' antropocentrica, ecco.

Un'altra cosa che mi è saltata in mente, riflettendoci meglio, è sulla questione del passaggio da una religione all'altra. E' abbastanza diffusa nel mondo occidentale la tendenza a cambiare religione, passando magari dal "vecchio" cristianesimo a dottrine "nuove" stile new age, o buddiste. Mi viene da pensare che però in molti casi il cammino spirituale, la conversione, sia solo apparente, e che il cambio dottrinario lasci praticamente intatti gli stessi schemi di pensiero religiosi, di cui vengono modificate le "etichette". Un po' perchè le religioni hanno tutte un fondo comune di interpretazione della realtà e di concetti essenziali che si ripetono, un po' perchè il passaggio da dottrine come il cristianesimo ad altre come il buddismo diventa più che un superamento di idee, una sorta di ibridazione tra quelle che c'erano prima (formate in maniera molto netta soprattutto in età infantile) e le nuove, in parte reintegrate in base al proprio passato. A questo aggiungiamoci pure il fatto che tanti in realtà tendono a vergognarsi del passato cattolico (anche perchè legato a volte a trascorsi familiari e sociali negativi, tipo costrizioni, attriti tra parenti, ecc.) e cercano un nuovo modo per "liberarsi" di ciò, spesso però ricadendo in forme solo apparentemente diverse e più "evolute" di religiosità (il caso della Soka Gakkai mi pare per certi versi indicativo). Cosa che è successa proprio alla Stone, che mischia allegramente "karma negativo" a "punizione divina", facendo notare come in realtà li veda come concetti intercambiabili - quali in parte sono, d'altronde.

Mamma mia, quanto ho scritto. Per adesso basta così...




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venerdì, 23 maggio 2008

GIOVANNI FALCONE: UNA DATA DA RICORDARE




Nel 1992, proprio oggi veniva ucciso il giudice Giovanni Falcone, assieme alla sua scorta. Devo ammettere che ora come ora non lo ricordavo. Stamattina non ho seguito i tg, mi sono alzato male e distratto. Forse è anche una questione di distanze, pure geografiche: sono di Roma, certi eventi, certe lotte ed esperienze quotidiane di malavita - come quelle vissute dalla gente del sud, in particolare i siciliani - spesso mi sfiorano solamente. Da noi non c'è mafia, non esiste quel clima sociale, quella cappa torrida come il clima di quella bella isola che forse troppo poco, solo perché mia madre è di lì. Posso provare ad immaginare, dato che almeno ho un certo senso empatico.
Ci sarebbe tanto da riflettere anche solo su questo fatto, sulla mancanza di percezione di certi eventi, di come progressivamente sbiadiscano nel ricordo sommersi da una marea di informazioni - per la maggior parte inutili - che ci cadono addosso -, di come bastino alcune centinaia di chilometri per scavare fossati.
Su segnalazione di Walter Giannò, blogger le cui idee su altri campi evidentemente non condivido - come sarà chiaro da un raffronto tra il mio e il suo blog - ma che chiaramente ringrazio, ho deciso di ricordare in maniera cavalleresca e con queste semplici parole, sicuramente inadeguate, una iniziativa che vuole sensibilizzare e soprattutto non far perdere quella memoria storica, necessaria ad un paese civile, su cui tutti "gli uomini di buona volontà" (!) possono essere d'accordo e incontrarsi. Non mi piace la retorica, questo è evidente, non mi piacciono le commemorazioni con la "c" maiuscola, i paroloni, l'appello ai "martiri" e le solennità di vario tipo, e per estensione le messe e compagnia. Ma è più semplice ed utile forse rispondere ad una piccola domanda: tu dov'eri il 23 maggio 1992, l'ora in cui è successo il fatto? Prova a ricordare, e riflettici su... Dovrò farlo anch'io. Ho un po' da scavare, dato che sono tendenzialmente uno smemorato.
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venerdì, 23 maggio 2008

SCUDO SPAZIALE, PUBBLICITA' PROGRESSO - C'ENTRA POCO MA NE VALE LA PENA



Per una volta usciamo dal buon "vecchio" (!) anticlericalismo et similia e occupiamoci di altro.

Lo sapete che gli Usa vorrebbero piazzare uno "scudo spaziale" in Polonia e Repubblica Ceca, con bei missiloni vicino alla Russia ed eventualmente da impiegare contro qualsiasi altro che possa alzare la testa in futuro (vedi Iran).

Se vi va di saperne di più, ci sono video e materiali esplicativi tipo qua.

In giro c'è una petizione che sta raccogliendo migliaia di firme.

E sempre se vi fa, fate girare e diffondete la notizia, stile "catena di sant'Antonio" (sic, detto da me!), minacciando perdita di punti della patente e pioggia di fuoco per coloro che si rifiuteranno di diffonderla.



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martedì, 20 maggio 2008

I VECCHI E I GIOVANI



Mi ritorna in mente ciò che ieri o l'altro ieri il papa ha affermato davanti alla sua ennesima folla il papa, sui giovani che inseguono falsi miti, che consumano la propria vita in passatempi, trovate e soluzioni superficiali, stile tirare a campare. Devo dire che una volta tanto mi trovo d'accordo con il papa.
Nessuna conversione improvvisa, la questione è che il papa, trattando come ognuno di noi di cose del mondo (anche se ammantate di "divino", "sacro" e simili), si accorge anche lui in che condizioni stanno le nuove generazioni... Un mondo composto da una fetta consistente di superficiali, imbecilli, modaioli, gente che non vede al di là del proprio naso mentre il mondo va a rotoli, che non ha stimoli - o che cerca stimoli nello stordimento fine a se stesso - che manca di prospettive profonde, di passioni, di attenzione, di cultura.
Sarà l'ennesimo sfogo elitario? Non lo so. So solo che, alle volte, più guardo i giovani, più voglio invecchiare.
Il problema, ed è qui che le considerazioni del papa crollano, implodono su se stesse in maniera abbastanza palese, che si vanno a ritorcere contro lo stesso che le pronuncia: che cos'è il papa, se non il promotore principale di uno dei "falsi miti" più diffusi in circolazione, che riesce a impiantarsi nelle menti di tanti giovani persino oggi?
Che cos'è un mito, prima di tutto? "Nella tradizione culturale o religiosa di una civiltà, narrazione simbolica e sacrale, tramandata oralmente o in forma scritta, di imprese compiute da divinità, eroi, personaggi leggendari e sim., che spiega le origini del mondo, di un popolo, di fenomeni naturali, di istituti sociali, di valori culturali, ecc.: i miti dell’antica Roma, il m. degli Argonauti". Inutile aggiungere quale sia il significato di falso.
Il problema di fondo è che lo stesso papa rappresenta il contraltare grigio, antico, totalitario, di quei miti tutti moderni (successo, estetica, ecc.), una soluzione uguale e contraria, che in maniera uguale e contraria perde di vista il necessario equilibrio, che fugge dall'estremismo individualista per rifugiarsi nel totalitarismo religioso. Penso invece che non abbiamo bisogno nè di dogmi nè di superficialità, ma di buon senso, prima di tutto. Un vecchio vestito da sacerdote egizio che basa il proprio pensiero su un libro vecchio quanto i suoi abiti - e per giunta ben poco attendibile - non credo sia la persona migliore per dare degli insegnamenti di "giovinezza" ai giovani...
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venerdì, 09 maggio 2008

RADIO AUT - 24 DICEMBRE 1977


Leggo sull'edizione di Liberazione che distribuiscono all'uscita dell'università uno stralcio di ciò che diceva Peppino Impastato su Radio Aut, data 24 dicembre 1977 - quella che comunemente è ritenuta la vigilia di Natale (in realtà del Sole e non del bambin Gesù, ma lasciamo perdere):

Editoriale. Domani è natale. Questa sera nascerà il bambin Gesù, figlio di dio, di san Giuseppe e della Vergine santissima. Secondo i testi sacri la prima volta Cristo nacque in una stalla: questa notte nascerà in ogni chiesa, dove la superbia e la violenza di potere in questi giorni sta sfiorando l'assurdo. Probabilmente Berlinguer manderà la sua consueta letterina d'amore al papa, questa volta carica di pace e di solidarietà profonda. Nelle belle case delle città questa notte ci si scambierà i doni. Cosa si farà nelle case proletarie? Si maledirà dio per essere stati messi al mondo? O si aspetterà, ancora una volta inutilmente, dopo tanti secoli, la manna dal cielo?


Uno spunto interessante, direi fulminante. E' evidente che l'atteggiamento fin troppo conciliante - se non peggio - della sinistra più o meno istituzionale (dal Pci in poi, fin dalla liberazione) nei confronti della Chiesa e della religione in generale - forse anche per farsi "perdonare" la violenza sovietica e perchè ci si trovava in un paese profondamente cattolico come il nostro - ha radici molto antiche, che riguardano la specificità e l'adattamento del movimento socialista qui da noi fin dalle origini. Non è un caso che tradizionalmente il socialismo, per diffondersi tra le masse, abbia puntato su archetipi religiosi già presenti riadattandoli alla propria ideologia, già dalla fine dell'Ottocento: caso emblematico, la retorica del Cristo "socialista", frutto di una decontestualizzazione storica e di un fraintendimento pesante di ciò che effettivamente fu il movimento proto-cristiano all'epoca, forzatamente riletto con le lenti marxiste (anzi, nemmeno marxiste) al fine coinvolgere le masse popolari. Questa strategia fu una opportunità, che indubbiamente permise la diffusione del socialismo tra le masse - magari in vista di un successivo chiarimento storico ed ideologico quando le masse si fossero "evolute" e avessero effettivamente conquistato il potere - ma che ne rappresentò un limite dal quale non riuscì più a svincolarsi, quello del catto-comunismo, quell'ibrido che in fondo ha creato solo confusione e ha minato dall'interno quella che poteva essere una spinta culturale davvero alternativa fondata su un approccio a-religioso. Infatti, appena il mito comunista è crollato, del catto-comunismo è rimasto solo il "catto", e l'onda lunga del riflusso ha colpito - anche per questo - la sinistra italiana (e ci ritroviamo, non a caso, con Pasolini, Vattimo, Cacciari, ecc.).
Non è un caso che oggi sia un fiorire di conversioni, di distinguo rispetto all'orrido "laicismo" e rispetto alla non credenza, di riscoperta della "spiritualità" di tanti nipotini  (a quanto pare solo adottivi) di Marx. Non è un caso che molti ex comunisti siano tornati a casa, pardon, in chiesa.

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mercoledì, 23 aprile 2008

PIU' CORPO PER TUTTI


Questo periodo mi arrivano sotto gli occhi notizie su padre Pio: folle di fedeli che si sono prenotati per il pellegrinaggio, lo spostamento del corpo in pompa magna, indiscrezioni sullo stato di ciò che ne rimane. A parte il pesante contesto tragicomico che ruota intorno alla questione, e che emerge ogni tanto con dichiarazioni del tipo di quelle che ha fatto un prelato ("sembra appena andato dal manicure"), è un'altra faccenda che in realtà colpisce.
Tutto questo interesse smodato, a tratti voyeristico, a tratti anche - diciamolo - malsano, di andare a vedere un cadavere, di rimanere addirittura estasiati alla vista di un simile spettacolo. A me appare alquanto raccapricciante, ma sarà che sono un povero ateo gretto e meschino senza valori, che non riesce a cogliere la sublimità del trasporto collettivo e del sentimento dei fedeli verso padre Pio. Adesso, con tutto il rispetto che uno può avere per i credenti, non si capisce come mai la Chiesa - così pronta a parlare di "spirito", di "spiritualità", e tante altre amenità - si prodighi così tanto nel "riparare" un corpo che mostra inevitabilmente (nonostante i tentativi di occultare la questione, parlando solo delle "eccellenti" condizioni di alcune parti) i segni del tempo e del decadimento biologico. Anzi, in realtà forse lo si capisce benissimo.
La storia del cattolicesimo è caratterizzata da un costante interesse per il corpo. Il corpo di Cristo, il corpo come oggetto di tentazione, la carnalità, il sangue, e tutta la retorica della tragicità che ruota intorno a questi concetti e che rappresenta anche una sorta di "metabolizzazione" della violenza umana, veicolata in modo da trovare uno sfogo. In molti casi questo interesse diventa una vera e propria ossessione, che si manifesta poi nella gigantesca diffusione di reliquie (e, più in generale, di "prove fisiche", come vari tipi di corredo - vedi la questione della sindone).
Ciò rivela, nel profondo, la volontà di offrire ai fedeli prove tangibili di asserzioni altrimenti alquanto dubbie (e che per i non credenti continuano a rimanere tali, anzi, ancora più dubbie proprio perchè si cercano tali testimonianze); è l'appello ad una religiosità feticistica, popolaresca, paganeggiante, che si basa su una massiccia dose di superstizione. D'altronde, il popolino non è che possa essere convinto senza tali strumenti. In realtà, non è che la religione sia esente da superstizione: ne rappresenta una forma, diciamo così, più raffinata, che tenta di occultare e metabolizzare il proprio fondo superstizioso, di "razionalizzarlo". Perchè ben poco è cambiato da duemila anni a questa parte, essendo strutturalmente il cristianesimo una continuazione del "vecchio" paganesimo fuso con altri culti.
Non è solo una questione di "business" sul povero corpo - che conta, chiaramente, e su cui speculano moltissimo alcune fasce sociali, spesso in accordo col clero locale.
Non farò discorsi moralistici, sulla ricerca di una presunta "purezza" della fede originaria svincolata da caratteri "materialistici", perchè la religione è anche e soprattutto "materialismo". Vi immaginate una religione senza culti esteriori, senza solennità, senza paramenti, senza cattedrali o templi immensi e sfolgoranti, senza processioni, senza adunate oceaniche, senza miracoli, senza testi sacri, senza tangibilità? I culti - e tutti questi elementi - non sono una esteriorità fine a se stessa, o che tradisce una purezza originaria: sono la componente indispensabile di una certa impostazione religiosa che voglia avere una diffusione di massa e che voglia radicarsi in larghi strati della popolazione, nel loro immaginario. La religione ha bisogno di certi simboli, di certi riti, di certe "materialità" proprio per essere tale, altrimenti rimane una sorta di new age per pochi eletti. Sorte che è toccata, per esempio, a culti "intellettualistici" ed esoterici come lo gnosticismo, che hanno la fine che hanno fatto.
E' questa anche la grande contraddizione dei moralisti interni proprio alle religioni (quale fu in parte lo stesso padre Pio, che come lo stereotipo di Cristo si scaglia contro i mercanti di ninnoli e santini della sua zona): essi vogliono un ritorno alla purezza, ad una purezza che in fondo non è mai esistita e che rappresenta una idealizzazione, stile "età dell'oro", di un passato ormai perso nel mito.


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Uno qualunque tra le migliaia di laureati in Scienze Politiche che sforna l'università Sapienza di Roma. Adesso, paradossalmente ma non troppo, studia più di prima.


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