Questo periodo mi arrivano sotto gli occhi notizie su padre Pio: folle di fedeli che si sono prenotati per il pellegrinaggio, lo spostamento del corpo in pompa magna, indiscrezioni sullo stato di ciò che ne rimane. A parte il pesante contesto tragicomico che ruota intorno alla questione, e che emerge ogni tanto con dichiarazioni del tipo di quelle che ha fatto un prelato ("sembra appena andato dal manicure"), è un'altra faccenda che in realtà colpisce.
Tutto questo interesse smodato, a tratti voyeristico, a tratti anche - diciamolo - malsano, di andare a vedere un cadavere, di rimanere addirittura estasiati alla vista di un simile spettacolo. A me appare alquanto raccapricciante, ma sarà che sono un povero ateo gretto e meschino senza valori, che non riesce a cogliere la sublimità del trasporto collettivo e del sentimento dei fedeli verso padre Pio. Adesso, con tutto il rispetto che uno può avere per i credenti, non si capisce come mai la Chiesa - così pronta a parlare di "spirito", di "spiritualità", e tante altre amenità - si prodighi così tanto nel "riparare" un corpo che mostra inevitabilmente (nonostante i tentativi di occultare la questione, parlando solo delle "eccellenti" condizioni di alcune parti) i segni del tempo e del decadimento biologico. Anzi, in realtà forse lo si capisce benissimo.
La storia del cattolicesimo è caratterizzata da un costante interesse per il corpo. Il corpo di Cristo, il corpo come oggetto di tentazione, la carnalità, il sangue, e tutta la retorica della tragicità che ruota intorno a questi concetti e che rappresenta anche una sorta di "metabolizzazione" della violenza umana, veicolata in modo da trovare uno sfogo. In molti casi questo interesse diventa una vera e propria ossessione, che si manifesta poi nella gigantesca diffusione di reliquie (e, più in generale, di "prove fisiche", come vari tipi di corredo - vedi la questione della sindone).
Ciò rivela, nel profondo, la volontà di offrire ai fedeli prove tangibili di asserzioni altrimenti alquanto dubbie (e che per i non credenti continuano a rimanere tali, anzi, ancora più dubbie proprio perchè si cercano tali testimonianze); è l'appello ad una religiosità feticistica, popolaresca, paganeggiante, che si basa su una massiccia dose di superstizione. D'altronde, il popolino non è che possa essere convinto senza tali strumenti. In realtà, non è che la religione sia esente da superstizione: ne rappresenta una forma, diciamo così, più raffinata, che tenta di occultare e metabolizzare il proprio fondo superstizioso, di "razionalizzarlo". Perchè ben poco è cambiato da duemila anni a questa parte, essendo strutturalmente il cristianesimo una continuazione del "vecchio" paganesimo fuso con altri culti.
Non è solo una questione di "business" sul povero corpo - che conta, chiaramente, e su cui speculano moltissimo alcune fasce sociali, spesso in accordo col clero locale.
Non farò discorsi moralistici, sulla ricerca di una presunta "purezza" della fede originaria svincolata da caratteri "materialistici", perchè la religione è anche e soprattutto "materialismo". Vi immaginate una religione senza culti esteriori, senza solennità, senza paramenti, senza cattedrali o templi immensi e sfolgoranti, senza processioni, senza adunate oceaniche, senza miracoli, senza testi sacri, senza tangibilità? I culti - e tutti questi elementi - non sono una esteriorità fine a se stessa, o che tradisce una purezza originaria: sono la componente indispensabile di una certa impostazione religiosa che voglia avere una diffusione di massa e che voglia radicarsi in larghi strati della popolazione, nel loro immaginario. La religione ha bisogno di certi simboli, di certi riti, di certe "materialità" proprio per essere tale, altrimenti rimane una sorta di new age per pochi eletti. Sorte che è toccata, per esempio, a culti "intellettualistici" ed esoterici come lo gnosticismo, che hanno la fine che hanno fatto.
E' questa anche la grande contraddizione dei moralisti interni proprio alle religioni (quale fu in parte lo stesso padre Pio, che come lo stereotipo di Cristo si scaglia contro i mercanti di ninnoli e santini della sua zona): essi vogliono un ritorno alla purezza, ad una purezza che in fondo non è mai esistita e che rappresenta una idealizzazione, stile "età dell'oro", di un passato ormai perso nel mito.